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Basilicata, dieci milioni di euro per il risparmio energetico di abitazioni private

Bando energetico basilicata

ll bando come incentivo per rimettere in moto sviluppo e occupazione nell’edilizia e nell’impiantistica.

Risparmiare sulle bollette di luce e gas, intervenendo sulle abitazioni private con un grande piano di efficientamento energetico. Questo l’obiettivo del bando “Contributi per interventi di risparmio energetico su unità abitative private” approvato dalla Giunta regionale della Basilicata che mette a disposizione 10 milioni di euro.

RICHIEDENTI. La richiesta di contributo è riservata a chi risiede, in qualità di proprietario o a qualsiasi altro titolo, nella unità abitativa su cui si intende intervenire. Per venire incontro alle fasce sociali più deboli, nella graduatoria per la concessione dei contributi sarà data priorità a chi versa in condizioni di disagio. La valutazione sarà effettuata in base ai parametri Isee (Indicatore situazione economica equivalente).

INTERVENTI FINANZIABILI. Diversi gli interventi che si possono eseguire: dall’installazione degli impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica all’installazione degli impianti solari per la produzione di acqua calda per usi sanitari, dagli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche dell’involucro edilizio a quelli per ottimizzare la resa degli impianti di climatizzazione invernale fino all’installazione di sistemi di riscaldamento alimentati a biomasse combustibili. Si tratta, dunque, di una serie di misure finalizzate a ridurre il costo dell’energia con indubbi benefici sulla salute e sull’ambiente.

TIPOLOGIE ABITATIVE. I contributi, in particolare, coprono le spese tecniche sostenute per la progettazione, direzione lavori, collaudo e certificazione (comprese le opere strettamente necessarie e connesse a tali interventi) e la fornitura e posa in opera dei materiali. L’avviso indica anche le tipologie abitative destinatarie degli interventi. L’elenco comprende gli “edifici adibiti a residenza ed assimilabili” accatastati nelle categorie cosiddette civile, economica popolare, ultrapopolare, rurale, villini, abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi. Non sono ammesse le domande di contributo per “edifici in corso di realizzazione o per le unità abitative non accatastate”.

La gestione dell’Avviso sarà affidata alla Società energetica lucana, società in house della Regione. Per compilare la domanda occorrerà prima registrarsi sul portale istituzionale della Regione Basilicata. E per questa operazione gli interessati avranno a disposizione 45 giorni di tempo, a partire dalla data in cui sarà pubblicato l’avviso sul Bur. Al termine dei 45 giorni, si potranno compilare on line le domande tese ad ottenere il contributo previsto per i singoli interventi previsti.

(Fonte:Casa&clima: casaeclima.com)

Certificazione energetica, le differenze tra l’attestato di qualificazione e l’A.P.E.

 

 

Energy efficiency concept

I chiarimenti nella Guida operativa 2014 del Notariato che ha aggiornato il precedente studio 657-2013/C.

Con lo studio “La disciplina nazionale della certificazione energetica – Guida operativa 2014”, il Consiglio nazionale del Notariato ha aggiornato il precedente studio 657-2013/C “La certificazione energetica (dall’attestato di certificazione all’attestato di prestazione energetica)”, approvato dalla Commissione Studi Pubblicistici il 19 settembre 2013.

La versione aggiornata fa il punto della situazione della legislazione nazionale in materia di certificazione energetica, e tiene conto dell’entrata in vigore del D.L. 23 dicembre 2013 n. 145, convertito, con modificazioni, con legge 21 febbraio 2014 n. 9.

Di seguito riportiamo il paragrafo che fornisce interessanti chiarimenti sulle differenze che intercorrono tra l’attestato di qualificazione energetica e l’attestato di prestazione energetica (APE), introdotto dal decreto legge n. 63/2013 (convertito con legge n. 90/2013) in sostituzione del soppresso attestato di certificazione energetica (ACE).

I CHIARIMENTI DEL NOTARIATO

“La legge prevede due diversi “attestati” al fine della “certificazione energetica”:

– l’attestato di qualificazione energetica la cui disciplina è stata introdotta a seguito delle modifiche al d.lgs. 192/2005 apportate dal d.lgs. 29 dicembre 2006 n. 311, e confermata, in toto, anche dal D.L. 63/2013; detto attestato è chiamato a svolgere il ruolo di strumento di controllo “ex post” del rispetto, in fase di costruzione o ristrutturazione degli edifici delle prescrizioni volte a migliorarne le prestazioni energetiche (art. 8, c. 2, d.lgs. 192/2005); l’attestato di qualificazione energetica deve essere redatto con i contenuti minimi di cui allo schema riportato nell’allegato 5 delle Linee guida nazionali per la certificazione energetica;

– l’attestato di prestazione energetica, che ha sostituito, a far data dal 6 giugno 2013, il precedente attestato di certificazione energetica, e la cui disciplina è stata introdotta a seguito delle modifiche al d.lgs. 192/2005 apportate dal D.L. 63/2013, a sua volta modificato dal D.L. 145/2013; detto attestato è chiamato a svolgere il ruolo di strumento di “informazione” del proprietario, dell’acquirente e/o del locatario (art. 6 commi 1, 2, 3, 8) circa la prestazione energetica ed il grado di efficienza energetica degli edifici. Oltre a fornire all’utente raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica, con le proposte degli interventi più significativi ed economicamente più convenienti, l’attestato di prestazione energetica deve, inoltre, contenere tutti i dati che consentano ai “ai cittadini di valutare e confrontare edifici diversi” e quindi di poter scegliere l’edificio da acquistare o da locare in base alla prestazione energetica.

E proprio per consentire tale “confronto” l’attestato di prestazione energetica deve “classificare” gli edifici e cioè attribuire a ciascun edificio una determinata “classe energetica” (classe da contraddistinguere con una lettera dell’alfabeto dalla “A+” che individua gli immobili a maggior efficienza energetica alla lettera “G” che individua gli immobili di più scadente efficienza energetica).

Con l’attribuzione di specifiche classi prestazionali, l’attestato di prestazione energetica funge da strumento di orientamento del mercato verso gli edifici a migliore rendimento energetico, permettendo ai cittadini di valutare la prestazione energetica dell’edificio di interesse e di confrontarla con i valori tecnicamente raggiungibili, in un bilancio costi/benefici.

In questo senso si sono pronunciate anche le Linee guida nazionali per la certificazione energetica (paragrafo 7), dettate con riferimento all’attestato di certificazione energetica, ma tuttora applicabili, con i dovuti adeguamenti, anche al nuovo attestato di prestazione energetica (come riconosciuto dall’art. 6, c. 12, d.lgs. 192/2005 nel nuovo testo introdotto dal D.L. 63/2013).

Le differenze

L’attestato di prestazione energetica si differenzia dall’attestato di qualificazione energetica proprio per la necessità, prevista solo per il primo, dell’attribuzione della classe di efficienza energetica.

I due attestati si distinguono, inoltre, anche per quanto riguarda le caratteristiche del certificatore: infatti mentre l’attestato di qualificazione energetica può essere predisposto ed asseverato da un professionista abilitato alla progettazione o alla realizzazione dell’edificio “non necessariamente estraneo alla proprietà e quindi non necessariamente “terzo”, l’attestato di prestazione energetica dovrà, invece, essere rilasciato da “esperti qualificati e indipendenti” o da “organismi” dei quali dovranno comunque essere garantiti “la qualificazione e l’indipendenza”.

Ruoli e funzioni distinti

I due attestati sono, pertanto, chiamati a svolgere ruoli e funzioni ben distinte e non sono tra loro “fungibili”. In questo senso anche le Linee guida nazionali per la certificazione energetica (paragrafo 8): “L’attestato di qualificazione energetica degli edifici si differenzia da quello di certificazione (ora prestazione), essenzialmente per i soggetti che sono chiamati a redigerlo e per l’assenza dell’attribuzione di una classe di efficienza energetica all’edificio in esame (solamente proposta dal tecnico che lo redige)”.

Peraltro chi è in possesso di un attestato di qualificazione energetica può utilizzare tale documento per semplificare il rilascio dell’attestato di prestazione energetica come espressamente riconosciuto dall’art. 6, c. 11, d.lgs. 192/2005 nonché dal paragrafo 8 delle Linee guida nazionali per la certificazione energetica ove si prevede:

i) che il richiedente il servizio di certificazione energetica può richiedere il rilascio dell’attestato di prestazione energetica sulla base di un attestato di qualificazione energetica relativo all’edificio o alla unità immobiliare oggetto di certificazione, anche non in corso di validità, evidenziando eventuali interventi su edifici ed impianti eseguiti successivamente;

ii) che il soggetto certificatore è tenuto ad utilizzare e valorizzare l’attestato di qualificazione energetica esibito (ed i dati in essi contenuti);

iii) che l’attestato di qualificazione energetica, in considerazione delle competenze e delle responsabilità assunte dal firmatario dello stesso, è strumento che favorisce e semplifica l’attività del soggetto certificatore e riduce l’onere a carico del richiedente.”

(fonte: casa&clima.com)

Condomini energivori: con la riqualificazione la bolletta si taglia di un terzo

condominio-energivoro

La campagna di diagnosi energetica gratuita per i condomini con il riscaldamento centralizzato della provincia di Milano presenta i risultati dell’attività inaugurata all’inizio del 2013 e rinnova il progetto per il 2014/2015. Promossa da Regione Lombardia, Provincia di Milano, Infoenergia e Anaci Milano, con la partnership tecnica di Econdominio, la campagna ha condotto cento diagnosi su altrettanti edifici, presentate in assemblea condominiale a oltre 2.680 famiglie.
Se ogni edificio analizzato realizzasse gli interventi di efficientamento suggeriti su involucro e impianto di riscaldamento, potrebbe tagliare in media 23 tonnellate annue di CO2, con conseguente risparmio in bolletta di 11.451 euro: ogni famiglia risparmierebbe cioè il 31% della spesa energetica.
Dalle diagnosi risulta infatti che i condomini del territorio milanese sono composti in media da 32 unità immobiliari e per la maggior parte alimentati a metano o gasolio, con un generatore di calore molto sovradimensionato rispetto alle necessità, e una spesa annua di riscaldamento per le famiglie pari a 1.300 euro. Si tratta di condòmini che non hanno la possibilità di regolare autonomamente la temperatura nel proprio appartamento e pagano la quota di riscaldamento sulla base dei millesimi (non possono modificare la temperatura dei radiatori e anche se li spegnessero ciò non influirebbe sulla bolletta).
A seguito delle 100 diagnosi sono stati già realizzati dieci interventi di efficentamento, che hanno permesso di tagliare 230 tonnellate annue di emissioni inquinanti e ridurre del 30,4% la spesa media annua (10.176 euro per condominio). Con benefici anche per le imprese locali specializzate in efficienza energetica e selezionate da Econdominio: i dieci interventi hanno generato complessivamente un volume d’affari di 1.870.000 euro. Nel frattempo, altre assemblee stanno decidendo sugli interventi proposti.
Le opere sono realizzati con Contratto di rendimento energetico Epc: uno strumento previsto dal D.lgs. 115/2008 che evita al condominio ogni esborso di denaro. «Le opere sono finanziate dalla banca e la rata è ampiamente coperta dal risparmio energetico garantito e certificato (secondo Contratto Epc). Senza contare che i proprietari possono anche usufruire della detrazione fiscale del 65%», spiega Fabrizio Ferrari, della direzione di Econdominio.
«L’azienda che esegue gli interventi garantisce per dieci anni la prestazione del nuovo sistema energetico, pena il risarcimento (con fideiussione a prima escussione), e monitora la situazione post-intervento. Per il condominio è un’operazione a costo zero, grazie alle formule di finanziamento bancario (che non richiedono garanzie fideiussorie); e zero rischi, grazie al monitoraggio e le assicurazioni decennali Kasko a copertura delle spese straordinarie sui nuovi impianti». Una volta terminato il finanziamento, e ottenute anche le quote di detrazione fiscale, il risparmio in bolletta rimane.
Il successo dell’iniziativa ha spinto Econdominio a rilanciare in questo 2014: altre 100 diagnosi gratuite (da condurre entro 12 mesi) sono quindi disponibili per gli edifici energivori della provincia di Milano, realizzati prima del 1990, con almeno 12 unità abitative e impianto di riscaldamento centralizzato, che abbiano una spesa media annua di 1.100-1.200 euro per appartamento e non abbiano subito recenti interventi di efficentamento (la richiesta di diagnosi può essere avanzata scrivendo a diagnosienergetica@econdominio.eu). «La diagnosi – prosegue Ferrari – è un prerequisito essenziale ai lavori. È l’unico strumento concreto che consente di calcolare il reale fabbisogno energetico del sistema edificio-impianto, individuare gli sprechi e indicare le soluzioni più efficaci a risolverli. Viene condotta nel pieno rispetto della normativa Uni Ts 11300 1-2-4 e termina nel momento in cui viene presentata in assemblea: ecco perché in quelle occasioni partecipano anche i nostri tecnici. I condòmini devono aver ben chiari i vantaggi che derivano dagli interventi che vengono suggeriti».

(fonte:Casa24-IlSole24Ore)